Miniera e cascata della Valvassera (Varese - I)
- APassodiLumaca
- 11 mag 2018
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 15 ago 2022

"Camminando si consumano le scarpe, ma si vede il mondo che ci circonda" (Romano Battaglia)
Decidiamo di visitare con degli amici una parte della Valganna che solitamente percorriamo solo in macchina. Parcheggiamo a Ganna, vicino al cimitero e ci dirigiamo verso la Badia di San Gemolo, dove ci fermiamo per una breve visita; i bambini restano affascinati dalla storia di San Gemolo e forse anche un po' impressionati dalle ossa conservate nella Badia! All'uscita i più piccoli approfittano della sosta per un momento di gioco.

Uscendo, proprio di fronte all'Abbazia, si trova una ricostruzione della grotta di Lourdes.

Ritornando sulla strada, saliamo leggermente fino ad incrociare la segnaletica del sentiero che andremo a percorrere. Il tracciato è comodo, ampio e sterrato, tanto da invogliarci a riprogrammare una visita in bicicletta e una con le ciaspole, neve permettendo. E' inoltre corredato da pannelli esplicativi e costeggia il torrente Margorabbia, che più a valle formerà l'orrido di Cunardo e la cascata Fermona. All'inizio del percorso, nei pressi della torbiera del Pralugano, ci sono anche dei punti di osservazione per guardare e fotografare gli animali senza disturbarli.
Dopo una ventina di minuti di cammino arriviamo alla Fonte San Gemolo e alla cappella a lui dedicata. La storia racconta che nel 1047 un vescovo diretto a Roma stesse percorrendo il sentiero che univa la Valceresio alla Valganna passando per i monti (non esisteva infatti ancora la strada della Valganna) quando fu assalito da un gruppo di briganti che lo derubarono; proprio per questo oggi quel tratto è noto come "passo del Vescovo". Gemolo, nipote del prelato, quando seppe cosa era successo, con l'amico Imerio andò alla ricerca dei banditi ma questi, invece di restituire la refurtiva, lo uccisero e lo decapitarono. Dove cadde la testa di Gemolo iniziò a zampillare una sorgente e il giovane anziché cadere morto si rialzò e raccolse la sua testa. I banditi allora fuggirono terrorizzati e così Gemolo poté recuperare il bottino e riportarlo allo zio, prima di morire ai suoi piedi.
Nei pressi della cappella c'è una graziosa oasi verde, con un osservatorio per la fauna acquatica che però avrebbe bisogno di un po' di manutenzione.
Riprendiamo il sentiero, che reca ancora le tracce della vecchia tramvia e al bivio del Punt Invers continuiamo verso destra; senza alcuna difficoltà arriviamo dopo un'oretta di cammino dalla partenza all'ingresso della vecchia miniera Valvassera, il cui nome deriva dal celtico "vasser" per l'abbondante presenza di corsi d'acqua nella valle. In questa zona si trovano i resti di un vecchio edificio, un tempo adibito a uffici amministrativi della Miriva (Miniere Riunite Varese) e ad abitazione. Lo stato di conservazione è pessimo perché, come il resto delle costruzioni che troveremo sulla via, una volta cessata definitivamente l'attività nel 1965, è stato spogliato di qualsiasi cosa potesse tornare utile altrove. E' assolutamente consigliabile non avvicinarsi troppo a questi edifici fatiscenti per l'alto rischio di crolli.
A questo punto si può decidere di tornare sui propri passi, ma noi saliamo fino all'imbocco della galleria della miniera. Il percorso da qui non è più segnalato in maniera chiara, ci sono solo rari punti rosa pallido sulle rocce; dopo poche decine di metri si arriva ad altri ruderi, resti degli impianti di lavorazione. Prendiamo allora il sentiero che sale verso destra, passando tra due cabine elettriche e continuiamo l'ascesa su un sentiero con ampia vista sulla Val Castellera che si fa via via più stretto, ma mai pericoloso. Oltrepassiamo due piccoli ruscelli e alla fine giungiamo nei pressi di un corso d'acqua un po' più grande, il torrente Valvassera.
Qui l'ennesima vecchia scritta sbiadita su un sasso ci conferma che siamo sul percorso giusto! Notiamo in acqua un vecchio carrello e poco più avanti resti di binari. Ritorniamo sul sentiero e saliamo verso destra, arrivando dopo pochi minuti a una collinetta, formata con gli scarti della miniera. Qui, superati i resti di altre costruzioni, tenendo la sinistra e seguendo il rumore dell'acqua del fiume, arriviamo all'imbocco della miniera!
Armati di frontale, ci limitiamo a una breve visita della prima camera, a pochi passi dall'ingresso, dando un'occhiata veloce alle gallerie per soddisfare la curiosità dei bambini che avevano sentito dal nonno i racconti di alcuni compaesani che qui lavoravano a metà del secolo scorso. Anche se non c'è nessun cartello di divieto, è decisamente troppo alto il pericolo di crolli in questi cunicoli ormai privi di manutenzione da decenni. Sicuramente quello che ha più impressionato sia grandi che bambini è provare a immaginare la vita dei minatori, a volte anche bambini, che lavoravano in questi cinque chilometri di grotte armati di martello e scalpello, alla luce di lampade ad olio.
Legata a questa miniera c'è anche una curiosa leggenda che la vuole infestata da una strana presenza, chiamata "la Cosa", una massa gelatinosa e luminescente che sarebbe apparsa ad alcuni speleologi; noi fortunatamente non l'abbiamo incontrata!
Usciti dalla miniera riprendiamo la via del ritorno, ripercorrendo a ritroso il percorso fatto all'andata.
Se però avete ancora voglia di camminare, si può fare una piccola deviazione per ammirare la cascata formata dal torrente Valvassera. Una volta tornati alle due cabine elettriche da cui partiva il sentiero in salita, anziché svoltare a sinistra per tornare agli edifici della Miriva, si può scendere a destra fino al fiume e risalirlo, prestando molta attenzione, per circa 200 metri arrivando al cospetto del meraviglioso salto d'acqua.

Ricordatevi di portarvi una bella borraccia, non ci sono infatti fontanelle lungo il percorso, e godetevi questa passeggiata ricca di fascino e storia.
Ultimo aggiornamento: Giugno 2021
Prima di partire: info utili
Difficoltà : E (solo per il tratto che sale alla miniera e per la cascata)
Impegno fisico richiesto: minimo
Adatto per: adulti, bambini, 4 zampe
Tipologia: lineare
Lunghezza: 12 km e mezzo circa per tutto il percorso
Tempo: 3 ore circa soste escluse
Dislivello in salita: 200 m circa
Parcheggio: gratuito nei pressi della Badia Di Ganna
Luogo: Lombardia, Varese, Valganna
Periodo consigliato: tutto l'anno
Attrezzatura: scarponcini da trekking
Link consigliati: https://unexproject.wordpress.com/esplorazioni/cavita-artificiali/valganna-miniera-della-valvassera/
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