Giro del Lago dei Cavalli (VCO- I)
- APassodiLumaca
- 11 ago 2021
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 15 ago 2022

"La mia casa continuerà a viaggiare su due gambe e i miei sogni non avranno frontiere." (Ernesto Che Guevara)
Come molti laghi della Val D'Ossola, anche il Lago dei Cavalli (o Lago di Cheggio) è un bacino artificiale, costruito tra il 1922 e il 1926 per sfruttarne le acque per la produzione di energia idroelettrica; fa parte dell'area protetta del Parco Naturale della Valle Antrona.
Nella stessa area, in passato, si trovava un antico lago di origine glaciale, formatosi a seguito della presenza di uno sbarramento morenico, che ne costituiva l'argine naturale, ma che con il tempo è stato eroso, lasciando posto a un'ampia piana in cui venivano portati al pascolo cavalli, asini e muli, che venivano utilizzati per il trasporto del materiale a valle e da qui il nome attribuito successivamente al lago artificiale.
Due cose colpiscono subito di questo bacino: una è la particolare diga a gradoni e leggermente ricurva, situata sul torrente Loranco, costruita con pietrisco ricavato dall'esplosione a monte di una grossa mina. L'altra è il cangiante colore del lago, che varia dal turchese lattiginoso allo smeraldo intenso a seconda della luce che lo illumina; le sue acque, di origine glaciale, trasportano il tipico limo che si trova sui fronti dei ghiacciai e l'alta concentrazione di questo materiale inorganico in sospensione, rendendo opaca l'acqua, non permette alla luce di filtrare in profondità disperdendola e creando questi fantastici colori, che spesso si osservano nei laghetti alpini.
Arriviamo alla passeggiata vera e propria che, premettiamo, questa volta non è alla portata di tutti; la prima parte del percorso infatti prevede tratti molto scoscesi e spesso esposti, per cui è necessaria una certa preparazione fisica. Sconsigliamo sicuramente il giro completo ai bambini piccoli e, nel caso decidiate di percorrerla con il vostro amico a quattro zampe, rigorosamente al guinzaglio, dovete mettere in conto che potrebbero esserci difficoltà sui passaggi più stretti, incontrando in senso opposto altri cani o persone che magari ne hanno paura.
In caso si volesse optare per qualcosa di meno impegnativo, ma godere comunque della bellezza di questo posto, si può semplicemente attraversare la diga e costeggiare il bacino in senso orario sul lato sinistro fino ad arrivare a fondo lago; questa parte, che rappresenta il tratto terminale del nostro giro, non presenta particolari difficoltà.
Fatte tutte queste dovute premesse, iniziamo il racconto del nostro itinerario: parcheggiamo l'auto all'alpe Cheggio. Risaliamo quindi la strada asfaltata, attraversando il pittoresco borgo di montagna, fino ad arrivare in vista dell'imponente diga a gradoni.
Qui teniamo la destra per percorrere il giro del lago in senso antiorario e, seguendo la chiara segnaletica, iniziamo a inerpicarci. Questo primo tratto è piuttosto ripido e si guadagna quota velocemente; frequenti pause per godere gli scorci che via via si aprono sul lago sono un'ottima scusa per riprendere fiato!

Il cielo parzialmente nuvoloso crea splendidi giochi di luce sulle acque del lago, che ammiriamo in tutta la sua bellezza man mano che proseguiamo la salita.
Terminata la parte più ripida della salita, proseguiamo con leggeri saliscendi, alternando tratti tra i larici ad altri più esposti, alcuni attrezzati anche con catene per superare i tratti più impervi e scoscesi. L'attenzione deve essere sempre alta in questi punti perché basta mettere un piede in fallo per precipitare lungo il versante a strapiombo. La segnaletica presente più che indicare la via, che è unica e ben evidente, serve a dare le indicazioni dei tempi di percorrenza a seconda delle varie destinazioni.
Siamo a circa una mezz'oretta dalla partenza e guardando il lago in questo punto sembra che prenda la forma di un cuore; sulla via incontriamo anche un vecchio reperto bellico, una grossa bomba inesplosa. In questo punto riusciamo a scorgere parte della diga e il fondovalle.
Riprendendo il cammino arriviamo in vista del delta del torrente Loranco, che forma l'ampia spiaggia alla fine del lago. Il sentiero in questo tratto è particolarmente impegnativo, con tratti decisamente sdrucciolevoli e parecchi guadi di torrenti che rendono la roccia molto scivolosa. A proposito di roccia, non passa inosservato il suo colore particolare, che varia dal verde acqua al verde scuro: si tratta della serpentinite, una roccia tipica di queste valli, che deve il suo nome alla sua particolare texture che come aspetto e sensazione al tatto è molto somigliante alla pelle di un serpente.
Proseguiamo lungo un tratto di saliscendi più esposti, sempre incantanti dallo spettacolo del lago e delle imponenti montagne che lo circondano. Vediamo la spiaggia che presto raggiungeremo e il sentiero del ritorno, che taglia il fianco della montagna, sul lato opposto dello specchio d'acqua.

Usciamo definitivamente dal bosco e raggiungiamo una zona di ampi prati, dove si apre una bella vista sui monti della Preja e del Pizzo Montalto.
Arriviamo in questo punto dopo circa un'ora e mezza, contando anche le brevi soste per riposarci e goderci il panorama. Ora inizia la parte difficile per chi ha problemi alle ginocchia: rientrando nel bosco di larici, una ripida discesa ci porta rapidamente a valle.
Arriviamo così dopo una mezz'oretta al torrente Loranco e decidiamo che è arrivato il momento di goderci il nostro pranzo, così raggiungiamo una bella roccia e ci rilassiamo un po', ammirando il panorama.

Una volta rifocillati riprendiamo il cammino scendendo fino ad attraversare il torrente tramite un piccolo ponticello in legno. In prossimità dell'Alpe Gabbio, uno strano cartello attira la nostra attenzione. Avvicinandoci percepiamo una forte corrente di aria, un alito di vento gelido che proviene direttamente dal cuore della montagna.
Siamo arrivati così alla foce del Loranco e scendiamo sulla spiaggia per ammirare il lago da vicino.

Dopo una breve sosta riprendiamo la via e percorriamo la sponda opposta del lago, la meno impegnativa, che consigliavamo all'inizio con i bambini più piccoli. Leggeri saliscendi alternati a piccoli guadi, sentiero sempre ben battuto e messo in sicurezza con corde e parapetti e persino una bella fontanella di acqua decisamente fresca.

Raccogliamo le forze per l'ultimo breve tratto; dalla spiaggia arriviamo così alla diga in una quarantina di minuti, fermandoci in mezzo al muraglione per godere lo splendido colpo d'occhio del lago e della cornice di monti alle sue spalle.

Quest'escursione è davvero molto bella, il paesaggio è mozzafiato e ripaga lo sforzo fatto, ma ci preme di nuovo sottolineare che la prima parte è piuttosto impegnativa. Abbiamo visto gente avventurarsi con le sneakers: non è davvero il caso!
La montagna è bella, ma può essere davvero insidiosa e non bisogna mai sottovalutarne i pericoli. Se non avete l'abbigliamento adatto o non vi sentite sufficientemente allenati, meglio rimandare a un altro momento, piuttosto che correre inutili rischi.
Ultimo aggiornamento: Agosto 2020
Prima di partire: info utili
Difficoltà: E
Impegno fisico richiesto: medio
Adatto per: adulti, ragazzi, 4 zampe
Tipologia: circolare
Lunghezza: 7 km circa
Tempo: 2 ore circa soste escluse
Dislivello in salita: 430 m circa
Parcheggio: gratuito a Cheggio
Luogo: Piemonte, VCO
Periodo consigliato: dall'estate all'autunno
Attrezzatura: scarponcini da trekking
Sulla mappa:
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