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Orrido di Cunardo (Varese - I)

  • APassodiLumaca
  • 25 ago 2017
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 15 ago 2022

L'ingresso dell'Orrido di Cunardo

"Dovremmo avanzare, anche sul percorso più breve, con imperituro spirito di avventura, come se non dovessimo mai far ritorno.." (Henry David Thoreau)

Questa destinazione è decisamente sconsigliata per chi soffre di claustrofobia, ma per il resto non ha grandi pericoli ed è spesso meta di gite scolastiche, perché affascina molto anche i bambini. Raggiungere l'Orrido è piuttosto semplice e veloce, partendo da Cunardo, ma noi decidiamo di abbinarlo a una breve passeggiata per cui, memori dei cartelli incontrati sul sentiero Salvatore Furia, decidiamo di partire da Masciago Primo. Parcheggiata l'auto al cimitero del paese, percorriamo per un tratto proprio il percorso dedicato al noto divulgatore scientifico siciliano, passando quindi dal centro del paese e imboccando poi il sentiero fino a un bivio; questa volta, invece di salire a destra, proseguiamo dritti e ci addentriamo nel bosco ritrovando la radura con la vista sul Monte San Martino e alcuni tratti della Frontiera Nord-Linea Cadorna. Dopo poco più di un chilometro c'è la deviazione per l'Orrido di Cunardo; svoltiamo quindi prima a sinistra e poi subito a destra e il sentiero si fa per un centinaio di metri stretto stretto per poi riaprirsi in un'ampia strada sterrata.

Saliamo fino a raggiungere la strada asfaltata in località Bonga, una zona residenziale dove tutte le case sono sorvegliate da grossi cani, per cui fate attenzione se anche voi siete a passeggio con il vostro amico a quattro zampe . Qui non troverete indicazioni, ma basta proseguire sulla carreggiata senza fare deviazioni e vi ritroverete a ridosso della strada che da Ferrera porta a Cunardo, proprio di fronte all'imbocco per l'Orrido di Cunardo. In questo punto ci sono dei pannelli esplicativi e una piccola area picnic.

Il percorso scende ripido, anche con profondi gradoni e a un tratto ci si trova davanti seminascosto dalla vegetazione l'ingresso dell'Orrido, un vasto portale sul fondo di una dolina, cioè una depressione nel terreno che precede un grande caverna entro cui scorre il fiume Margorabbia, alimentato dal vicino Lago di Ghirla.

Si tratta del più esteso traforo ipogeo della Lombardia, di origine carsica, caratterizzato da una temperatura costante tra 12°C e 16°C, ma con elevata umidità; un tempo purtroppo riempito e deturpato dai rifiuti è stato ripulito egregiamente, anche se qua e là riaffiorano ancora tracce di quella pratica incivile. Ci prepariamo con cura, indossando k-way e frontale (non torcia perché le mani devono essere libere per aggrapparsi alla corda di sicurezza) ed entriamo nella caverna. L'Antro dei Morti, che deve il suo nome ad antiche credenze che lo volevano casa delle anime dei defunti, si separa in due differenti percorsi: il ramo "Attivo" di 180 metri, ovvero l’attuale percorso dell’acqua, che attraversa una galleria inizialmente ampia e comoda, sino a giungere ad uno spazio che si allaga completamente in caso di forti piogge e piene del fiume e proprio per questo, oltre che per la conformazione labirintica, è consigliato solo ad escursionisti esperti e il "Ramo Fossile" (che è quello che percorreremo noi) di 120 metri, che costituisce l’antico percorso del fiume il quale, nel corso dei millenni, ha scavato e modellato rocce risalenti a circa 240 milioni di anni fa. Entriamo quindi nella galleria e aiutandoci con il corrimano realizzato con una catena d'acciaio avanziamo, a tratti accucciandoci o strisciando, sino ad arrivare alla camera finale, denominata "Antro dei Pipistrelli", proprio perché in passato era l'habitat ideale per le colonie di chirotteri che però ora, disturbati dai visitatori, hanno cercato casa altrove. Osservando attentamente le pareti si possono anche vedere depositi di carbonato di calcio che hanno formato stalattiti e stalagmiti in diversi punti.

Entrambi i rami hanno uno sbocco esterno, verso la valle del Margorabbia, dove dopo poca strada il fiume fa un grande salto formando la Cascata Fermona. Per uscire si raggiunge il fondo dell'Antro dei Pipistrelli e si trova una via che porta all'esterno; dato che da qui il percorso è solo per escursionisti esperti, ripercorriamo la grotta a ritroso e usciamo da dove siamo entrati.

Una volta risalita la prima rampa di gradoni, si può proseguire, scendendo brevemente lungo la valle, seguendo una chiara traccia che porta a ripercorrere il vecchio tracciato del Margorabbia fino a uno stretto passaggio, oltrepassato il quale si trova la scalinata che riporta all'altezza della provinciale, a poche decine di metri dalla Baita del Fondista di Cunardo. Dopo aver esplorato un po' la zona, rientriamo ritornando sui nostri passi.

Vale assolutamente la pena partecipare anche alle interessanti visite organizzate periodicamente dal Gruppo Speleologico Prealpino e dal Gruppo Grotte CAI Carnago, tenendo comunque ben presente che, anche in compagnia di esperti, non ci si improvvisa esploratori, ma sono necessari abbigliamento adeguato e minime capacità fisiche per affrontare la discesa in grotta; allo stesso modo mettete in conto che la discesa può spaventare i più piccoli che magari hanno paura del buio.

 

Ultimo aggiornamento: Agosto 2020

Prima di partire: info utili

Difficoltà: E (per il tratto all'interno dell'Orrido)

Impegno fisico richiesto: minimo

Adatto per: adulti, bambini, 4 zampe

Tipologia: lineare

Lunghezza: 5,3 km

Tempo: 1:30 ore circa soste escluse

Dislivello in salita: 162 m

Parcheggio: gratuito nei pressi del cimitero di Masciago Primo

Luogo: Lombardia, Cunardo

Periodo consigliato: Tutto l'anno

Attrezzatura: scarponcini da trekking, k-way, frontale

Sulla mappa:


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