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Gole della Breggia (Canton Ticino - CH)

  • APassodiLumaca
  • 7 ott 2017
  • Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 15 ago 2022


Il fiume Breggia
Il fiume Breggia

"Alcuni luoghi sono un enigma, altri una spiegazione" (Fabrizio Caramagna)

Nel Mendrisiotto, alle spalle dei centri commerciali di Balerna, si nasconde un vero e proprio tesoro, il Parco delle Gole della Breggia così chiamato perché il fiume Breggia lo percorre lungo un tratto di un chilometro e mezzo alla fine della Valle di Muggio. Si tratta di una magnifica reinterpretazione di un "ecomostro" dismesso da decenni, infatti in questa valle in passato c'era una delle maggiori cave per l'estrazione del biancone, minerale base per la produzione del cemento, sfruttato dall'ex cementificio Saceba. Di notevole interesse sia storico-archeologico che idrico-geologico, inaugurato nel 2001, è il primo GeoParco Svizzero, ben curato, con percorsi segnati e in cui tutti i punti di interesse sono ben spiegati da pannelli informativi. Nonostante sia racchiuso tra vari centri abitati, una volta entrati sembra di essere in un'oasi selvaggia. L'accesso per i percorsi Geologico e Storico è gratuito, aperto e libero anche nei giorni in cui il centro visitatori è chiuso; se siete invece interessati al percorso del Cemento, con la visita all'ex cementificio Saceba, questo è possibile solo prenotando una visita guidata a pagamento che dura circa 3 ore e che vi permetterà di visitare sia le cave a cielo aperto, sia le gallerie di estrazione del materiale.

Gli affioramenti che si possono osservare nel Parco rappresentano gli avvenimenti geologici succedutisi nell'arco di circa 100 milioni di anni, fra il Giurassico e il Terziario: nel tratto inferiore, le rocce raccontano la storia del sollevamento delle Alpi e le glaciazioni. La parte medio superiore invece, documenta la storia geologica delle rocce, delle strutture e della fauna di questa fossa che si trovava ai bordi dell'antico mare giurassico (Tetide) quando i continenti erano ancora connessi nella Pangea.

A livello storico-archeologico, si possono visitare le rovine del Castello Ruscono e la Chiesa Rossa, il Mulino del Ghidello e altri fabbricati industriali.

Il parco è accessibile da vari punti e percorso da una rete di sentieri di ben 12 km, con un dislivello di 300 m. Per prepararvi alla visita, potete accedere al sito internet del Parco o addirittura chiedere copia del materiale informativo, che vi verrà spedito per posta a casa.

La mappa del parco
La mappa del parco

Noi abbiamo scelto di fare il percorso ad anello che percorre tutto il Parco, oltre a qualche deviazione; ci siamo stati quasi 5 ore, ma nulla vieta di fare solo una parte del percorso se si ha a disposizione meno tempo.

Lasciata la macchina alle spalle del centro commerciale Breggia-Balerna, nei parcheggi gratuiti dedicati ai visitatori, ci addentriamo nel parco incontrando subito una particolare formazione geologica, posta di fronte al Mulino del Ghidello, un complesso rurale che risale al 1590 che ospita anche la sede del Parco, restaurato all'inizio del 2000 e ricostruito fedelmente. Una delle macine rimessa in funzione permette la produzione di farina acquistabile presso il centro accoglienza. All'interno della struttura potete anche trovare dei servizi, oltre che tutto il materiale informativo per la vostra visita.

Da qui il sentiero comincia a salire e incontriamo i primi cartelli esplicativi.

Arrivati all'altezza di un parcheggio, attraversiamo la strada asfaltata per scendere fino al laghetto, bellissimo angolo attrezzato con tavoli e panche in legno. Qui già i bambini restano impressionati dalle diverse tipologie di rocce.

Il sentiero prosegue passando di fronte all'ex cementificio-ex birreria e sempre costeggiando il fiume arriva al "Punt dela Bira", che una volta attraversato porta a un piccolo agglomerato dove sorgeva un antico pastificio e una ex birreria appunto.

Percorsi pochi metri si può apprezzare sulla sponda opposta del fiume la Scaglia Bianca, una piega anticlinale direttamente legata alla formazione delle Alpi, creata dalle spinte legate al movimento delle placche continentali.

La Scaglia Bianca
La Scaglia Bianca

Una volta attraversata la strada asfaltata, si fa una breve deviazione rispetto al sentiero e scendendo una scalinata fino a bordo fiume si può ammirare la Scaglia Rossa.

Tornando sul sentiero, si prosegue costeggiando il fiume e ammirando altre particolari formazioni geologiche che lasciano i bambini (e non solo) a bocca aperta!

La tappa successiva è l'ex cementificio Saceba, che noi visitiamo solo esternamente.

L'ex cementificio Saceba
L'ex cementificio Saceba

Da qui si attraversa un ponte in metallo, il Punt dala Ciusa e si comincia a salire, fino a raggiungere una zona del parco in cui è ben visibile il passaggio tra il periodo Giurassico e Cretacico, con il brusco passaggio di rocce dal Rosso di Aptici alla Maiolica Lombarda.

Il passaggio di rocce dal Rosso di Aptici alla Maiolica Lombarda.
Il passaggio di rocce dal Rosso di Aptici alla Maiolica Lombarda.

Qui il percorso si fa più ripido, con un fondo leggermente sdrucciolevole a causa delle rocce e dei passaggi su passerelle in legno sospese, per poi passare a un sentiero più fangoso, ma mai nulla di impegnativo o pericoloso prestando le dovute attenzioni.

Attraversiamo quindi il Punt dal Farügin, un ponte che sovrasta una profonda gola (il Buzun dal Diavul) di cui si ha notizia già dal 1426, sistemato nel giugno del 2011 proprio per i nuovi sentieri del Parco, trovandoci di fronte l'ennesimo cambiamento a livello roccioso; qui infatti ci troviamo in una zona prettamente calcarea.

Dopo poche decine di metri arriviamo a un'area attrezzata in cui si può fare una sosta approfittando dei comodi tavoli in legno e della fontana, ammirando gli affascinanti strati di Rosso Ammonitico Lombardo.

Continuando lungo il tracciato, incontriamo dapprima i resti di un antico mulino, poi il Punt du Canaa, manufatto in pietra del 1820, che si trova nella parte geologicamente più antica del parco, dove si possono apprezzare innanzitutto una faglia a vista e poi un masso erratico.

Da questo punto praticamente ripercorriamo a ritroso la gola per ritornare al punto di partenza, ma passando dalla parte opposta del fiume. Seguiamo il tracciato fino a giungere a un crocevia; prendendo il sentiero del '700 si arriva in pochi metri la Chiesa Rossa, costruita nel 1343 e monumento di importanza nazionale e proseguendo lungo i resti delle mura perimetrali del Castello Ruscono di Castel San Pietro.

Il sentiero poi scende nel bosco, con qualche apertura panoramica, fino a riportarci all'altezza dell'ex cementificio Saceba; noi decidiamo di proseguire dalla parte opposta del fiume, arrivando così sulla sommità delle Scaglie che avevamo visto all'andata. Questo sentiero sbuca all'altezza del "Punt dela Bira", dove ripercorriamo a ritroso il tratto di sentiero fatto in partenza fino a tornare al Mulino del Ghidello e all'uscita del parco.

Vale davvero la pena visitare questa piccola oasi! Ricordate che i sentieri costeggiano il fiume, quindi in alcuni tratti il sentiero può essere fangoso. Qui le principali regole di comportamento da seguire. Alcuni nella bella stagione fanno il bagno, ma all'ingresso abbiamo visto un cartello che prega di non farlo essendo un parco protetto. Se arrivate da lontano portatevi tutto l'occorrente per pranzare e curiosare con calma; vedere dal vivo queste formazioni vale più di mille lezioni teoriche sui libri!!!

 

Ultimo aggiornamento: Settembre 2017

Prima di partire: info utili

Difficoltà: T

Impegno fisico richiesto: minimo

Adatto per: adulti, bambini, 4 zampe

Tipologia (del nostro giro): circolare

Lunghezza (del nostro giro): 9 km circa

Tempo (del nostro giro): 3 ore circa soste escluse

Dislivello (del nostro giro): 440 m

Parcheggio: gratuito all'ingresso del parco

Luogo: Canton Ticino, Svizzera

Periodo consigliato: tutto l'anno

Attrezzatura: scarponcini da trekking

Sulla mappa:


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